Un discorso politico

Entrano in classe trovando scritto a caratteri cubitali, sulle lavagne, «Giornata internazionale dei diritti della donna – Maestra in sciopero bianco».

Lo sciopero andrebbe fatto come si deve, lo so, occorrerebbe incrociare le braccia a oltranza, come s’è fatto in Islanda nel 1975, o riversarsi in massa per strada, come in Spagna nel 2018. Così si ottengono i risultati. Questo non era l’anno giusto, però, perché gli scioperi si fanno in piazza, bisogna mettere in gioco i corpi e non solo gli spiriti e le parole. …


O della riconquista del sentimento della ragione, dell’amore

Dato il titolo, mi auguro non v’aspettiate una trattazione compatta e analitica, che parte da premesse, esamina contraddizioni e procede chiara e spedita verso una sintesi. Per procedere in modo simile occorre una vasta competenza degli argomenti di cui si tratta. Ma qui gli argomenti sono irrazionale e razionale, amore e disperazione. Non se se esiste qualcuno che ne sappia a sufficienza per parlarne ordinatamente. Qualcuno ci sarà certamente. Io no. Ne parlo lo stesso, però. Ne parlo per necessità, come mi viene, per completare un discorso cominciato mesi fa e che, come altro nella vita, avevo lasciato inconcluso.

In…


Di ciò, di cui non si può dire, non si deve tacere

Marina Abramovich — Anima Mundi, Pietà (1983)

Non ho mai saputo scrivere d’amore. Non conto d’imparare a farlo adesso. Ciò nondimeno, sento il bisogno di legare il mio dolore a un intreccio di parole, a una trama capace di decrittare quanto esiste al di là di questa nuova morte, di questo assassinio premeditato, perpetrato con risoluzione sorda a qualsiasi ripensamento, inesorabile.

Ho ucciso una relazione dovendo passarla a fil di spada ogni giorno per mesi, tacendo quasi a tutti la malattia terminale che l’aveva colpita, sviluppando emorragie interne a ogni “e poi che farete, dove…


Educare il cervello alla meraviglia del torto

Oggi è il giorno in cui si celebra la liberazione dal nazifascismo e, come tutti i festeggiamenti in questo periodo di confinamento, ha uno strano retrogusto. Celebriamo il ricordo di un passato di lotta e di affermazione collettiva, ci auguriamo il meglio per il futuro, ma quanto siamo liberi, ora? E non parlo delle nostre case trasformate in galere, e neppure dei nostri dati personali tracciati da un’applicazione, parlo della più antica questione del libero arbitrio, ossia della possibilità di ragionare in modo autonomo e critico. …


Patologie mentali e neuroatipicità ai tempi del Covid-19, o delle nuove forze che emergono dalla crisi.

Non so davvero che senso abbia aggiungere parole al profluvio di pagine scritte che ci sommerge in queste ore. D’altronde, poche volte ho trovato che scrivere fosse difficile come in questo momento. Che dire? Serve a qualcosa? O è solo una dissonanza narcisistica, l’ennesima, che va ad aggiungersi allo s-concerto generale? C’è tantissimo rumore informazionale qui dentro. La dimensione virtuale non è mai stata così petulante. Ovunque risuonano numeri, moniti, complotti, preghiere, opinioni, delazioni, preoccupazioni…

Tutto riecheggia e rimbomba, precipitando sul fondo del silenzio abissale che si è imposto fuori, nella dimensione reale.

Ammesso che sia un bisogno egotico a…


La primissima cosa che ho sognato di diventare è stata la direttrice d’orchestra, preferibilmente sinfonica. Da piccola, chiusa in camera, dirigevo immaginarie sezioni d’archi, legni, ottoni, percussioni con un serissimo misto d’estatico trasporto e di vigore. Conservo il ricordo distinto della gioia e della sensazione di potenza che sentivo quando suscitavo e poi accompagnavo le onde sonore nell’aria, mentre tutta l’energia che avevo in corpo, talvolta disperata, altre volte raggiante, fluiva nelle vene e sgorgava dalle punte delle dita, tuffandosi dalla cima d’una bacchetta immaginaria.

È stato allora che ho ripetutamente sperimentato l’esistenza di sequenze di suoni, partiture per le…


Nel tempo del fatalismo e del cinismo universali, pensare e pronunciare parole di speranza è un gesto rivoluzionario.

Ogni anno, e non so bene perché, è il giorno dell’Epifania a suscitare e imprimere, dentro di me, riflessioni e pensieri. Il capodanno non mi rappresenta nulla, neppure sul piano simbolico. So che mi piacerebbe festeggiare il solstizio d’inverno, ma è perché sono discendente di streghe, col paganesimo nel sangue e il panteismo nelle viscere, eppure, fino ad oggi, non ho mai celebrato neppure quello.

Ciò che mi pare evidente è che ogni anno, nel giorno dell’Epifania, vengo fuori dai miei, piú o meno profondi e disperanti, abissi di silenzio. Mi torna la voglia di raccontare, di dire, di rivelarmi


Mathias Hauser

Non riuscivo proprio a dormire quella sera. Avevo origliato alla porta della camera da letto di mamma e papà, li avevo sentiti piangere e gridare. “Domani brucio tutto” aveva detto la mamma e poi aveva ricominciato a piangere. Tutto. Tutto cosa? Non lo sapevo. Ma sapevo che era qualcosa che non volevo.

Avevo paura.

Paura del fuoco, paura del dolore gridato troppo forte, paura di non ricordarmi più che una volta avevo un fratello. Allora ho preso coraggio e sono entrata di nascosto e in silenzio nella camera di Marco, mi sono guardata intorno e ho sorriso. Mi veniva sempre…


Io sono, letteralmente, svergognata. Il che non significa affatto che io non abbia pudori o reticenze. Significa che non provo alcuna vergogna per quel che sono stata, ho fatto, ho pensato o detto in passato. Posso sentirmi e mi sento in colpa se le mie azioni hanno ferito qualcuno, ma non mi vergogno. Anche se ho sbagliato clamorosamente, anche se mi sono resa ridicola, non mi vergogno. E se pure mi sono vergognata in passato, oggi non me ne vergogno piú.

Considero gli errori i piú efficaci maestri che si possano avere, gli unici dai quali si impari sul serio…


Confessioni di una donna ben oltre la crisi di nervi — [Primi capitoli da un romanzo umoristico, incompiuto, scritto nel 2009.]

Prima Sequenza/ Me medesima

Figlia unica di un unico genitore femmina, ora defunta. Del secondo genitore che fornì il seme non sono pervenute notizie e non se n’è mai sentita la mancanza.

Sulla soglia dei trent’anni, sola al mondo, un po’ di soldi avanzati dall’ultima marchetta letteraria che mi ha visto pubblicare, sotto pseudonimo, qualcosa di sufficientemente brutto perché vendesse migliaia di copie: “Crazy 4 U”, che sta per “Pazzo di te”. …

Anna Coluccino

Autrice, attrice, educatrice. Ho lavorato come docente, sceneggiatrice, drammaturga, documentarista, giornalista. Al momento, lavoro al mio primo romanzo.

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